Johanne Lemieux, Il bambino adottato e la scuola:

 

 12 consigli per un vissuto scolastico riuscito[1]

 

 

L' ingresso nella scuola per tutti i bambini è un grande passo nella vita; per i bambini .... e per i genitori. E’ l’ addio all’ universo della prima infanzia, un lutto necessario ma a volte difficile.

  

Esigeremo da loro che “producano” risultati, mentre prima gli chiedevamo solo di essere felici. Passano dalla vita privata a una vita pubblica. I genitori che prima decidevano tutto, dovranno cedere parte delle loro responsabilità e della loro autorità agli insegnanti, ai programmi del ministero e agli orari imposti dal tragitto del bus scolastico!

 

Insomma, un adeguamento per tutta la famiglia e tutte le famiglie.

 

I genitori adottivi affronteranno le stesse sfide di tutti gli altri genitori, ma anche sfide supplementari, dovute alle “opzioni” del vissuto preadottivo del bambino. Dagli inutili e fastidiosi problemi burocratici (come fornire la “prova” dell’adozione se è già pronunciata o la decisione di affido se l’adozione non è terminata) all’impegno per ottenere una valutazione psicologica che tenga conto delle carenze preadottive e l’  attenzione del direttore se il bambino è vittima di razzismo; in breve, il compito sarà più complesso di quello dei genitori “comuni”.

 

Ecco allora 12 consigli per sentirsi meglio!

 

1)  Non dare per scontato che insegnanti, direzione e educatori dei servizi siano esperti in adozione!

L’ adozione internazionale su grande scala è un fenomeno nuovo. Il maremoto dei bambini adottati all’inizio degli anni ’90 inizia appena a raggiungere le spiagge dell’ambiente scolastico.

 

Come i genitori stessi prima dell’adozione, il personale scolastico crede molto spesso al mito che l’amore risolva tutto!! Le loro conoscenze del vissuto preadottivo dei nostri figli sono molto vaghe, tinte di immagini drammatiche di orfanotrofi tremendi o idilliache di arrivi di bébé all’ aeroporto.

 

Nei contesti più urbani, gli insegnanti assoceranno la realtà di un bambino adottato di origine straniera alla realtà dei figli degli immigrati; ciò li porterà spesso fuori strada nel modo di intervenire.

 

In periodi di tagli finanziari, il personale scolastico è sempre più sollecitato a diventare specialista in tutto, a conoscere tutte le problematiche sociali, psichiatriche, familiari e, naturalmente, a fare anche il loro specifico lavoro pedagogico!!

 

Dunque dobbiamo aiutarli ad aiutarci. Non dobbiamo essere delusi o scandalizzati per la loro mancanza di conoscenze, piuttosto dobbiamo intervenire prima, offrire loro le informazioni prima che la loro ignoranza metta in difficoltà i nostri figli. A parte qualche spiacevole eccezione, i genitori che hanno fornito documentazione o proposto di spiegare in classe cosa sia l’adozione in Cina o a Haiti, sono stati accolti a braccia aperte dagli insegnanti. Lo stesso vale per l’ ortopedagogo (insegnante specializzato nei problemi di apprendimento) o lo psicologo scolastico che dovrà forse lavorare con vostro figlio.

 

2)  Fare ordine nel nostro zaino scolastico

A scuola da bambini abbiamo vissuto successi, fallimenti, difficoltà, vittorie. Tutte queste esperienze fanno parte del nostro bagaglio scolastico, come tanti oggetti piacevoli o sgradevoli in uno zaino scolastico che ci portiamo dietro, anche da adulti.

 

Ciò che vivrà nostro figlio a scuola, ci porterà di nuovo in tutte queste nostre emozioni di fallimenti e successi. Gli amici, i dispetti, le ingiustizie, i premi, i giorni di tempesta, gli esami, le pagelle, i professori severi o gentili, il direttore sorridente o brusco, l’odore del gesso, le matite, le gomme ci ricorderanno subito forze o fragilità di quel periodo della nostra vita.

 

Quindi bisogna fare attenzione a non proiettare ambizioni deluse, orgoglio, accettazione o ribellione verso l’ autorità, ansie per l’esame di matematica o la presentazione orale.

 

E’ così per tutti i bambini, ma i nostri figli adottivi hanno particolarmente paura del rifiuto e del giudizio degli altri. Misurano il loro valore su quello che fanno e non abbastanza su quello che sono. Saranno ipersensibili a una osservazione sull’ordine di un quaderno, su un voto non buono, perché pensano che li amiamo solo se sono perfetti. Se no, perché sarebbero stati abbandonati? Doveva certamente esserci qualcosa di “rotto”, di non giusto se un genitore li ha abbandonati........ Anche se questo non è logico, l’abbandono troppo spesso rende fragile la loro autostima. E l’autostima è uno strumento indispensabile in un percorso scolastico riuscito!

 

3)  Il bambino “tsunami”

Il vero e proprio test della “riparazione” totale o parziale delle ferite invisibili dei nostri figli, è l’ entrata a scuola di nostro figlio...

 

Avremo anche recuperato i ritardi di sviluppo, migliorato decisamente la sua salute con le nostre cure, l’ avremo reso più felice, abituato alla nuova vita e legato alla sua nuova famiglia, ma sarà solo quando userà in modo intensivo il suo cervello che potremo constatare se è stato reso fragile dal suo vissuto preadottivo.

 

Alcuni genitori intuiscono prima (dell’ inizio della scuola) che i loro figli potrebbero avere alcune difficoltà di concentrazione o apprendimento. Altri cadono dalle nuvole nel sapere che il loro figlio non impara normalmente e avrà bisogno di aiuti come ortopedagogia, ortofonia, ergoterapia, ecc. Proprio come uno “tsunami”, il bambino non aveva dato segnali chiari di problemi prima che venissero sollecitate le parti del cervello che servono all’apprendimento scolastico più astratto.

 

4)  Attenzione alle etichette troppo affrettate

E’ importante essere aperti a ciò che il personale scolastico avrà da dirci sulle difficoltà scolastiche di nostro figlio. Si tratta in genere di persone competenti, che come noi si preoccupano della riuscita di nostro figlio.

 

E’ un dato di fatto: se il 7 / 8 % dei bambini non adottati (“modello di base”) presenta in qualche modo problemi o disturbi di apprendimento, nell’adozione è il 20 / 25 % di bambini che hanno un apprendimento complicato a causa di “malnutrizione” psicologica, sensoriale, affettiva, cognitiva e sociale vissuta prima dell’adozione.

 

Invece, la maggior parte degli insegnanti, ortopedagoghi e psicologi scolastici non ha ricevuto alcuna formazione sulle origini e la specificità dei problemi neurologici, di apprendimento o di comportamento dei bambini adottati. Gli strumenti che utilizzano sono eccellenti, ma la maggior parte delle volte danno un risultato “atipico”, difficile da interpretare perché mancano molti dati (età esatta, antecedente genetico, ecc.) e perché loro non conoscono certe patologie come:

 

  • SAF: sindrome di alcolismo fetale che causa alcuni ritardi intellettuali e di apprendimento

  • EAF: effetto dell’alcolismo fetale

  • la diagnostica diversa tra TDAH (disturbo deficitario dell’attenzione con o senza iperattività o ipercinesi) e RAD (disturbo o disordine dell’attaccamento)

  • disturbi dell’udito centrale dovuti a una sottostimolazione precoce

  • disturbi di integrazione sensoriale dovuti a mancanza di stimolazione vestibolare

  • contaminazione da piombo

  • disturbi seri di attaccamento (disordini di attaccamento) per cui il bambino controlla il suo ambiente divenendo a scuola un allievo che, volontariamente, delude le aspettative

  • la diagnosi differenziata fra un’ansia di separazione “ordinaria” e quella dovuta a un problema di attaccamento

 

Il personale scolastico è spesso disorientato perché i genitori sono presenti, stimolanti, adeguati, mentre i loro figli hanno gli stessi problemi di apprendimento dei bambini di ambienti negligenti, violenti o sfavoriti.

 

Ma bisogna arrendersi all’evidenza: studi svedesi dimostrano che fra il 5 e il 10 % di bambini non adottati hanno gravi problemi di apprendimento, mentre le cifre salgono al 15 / 20 % per i bambini che hanno vissuto abbandoni, malnutrizione, sottostimolazione nella prima infanzia, carenze affettive e soprattutto parecchio stress intrauterino e durante i primi 12 mesi di vita ......... Perché non è l’ adozione che causa problemi, ma ciò che è successo o ciò che non è successo prima dell’adozione.

 

E’ importante sensibilizzare il personale scolastico a questa realtà preadottiva perché si informi e possa meglio valutare il problema per aiutarvi in seguito a trovare soluzioni. Importante anche cercare un pediatra o un pedopsichiatra che conosca l’adozione prima di decidere di dare o meno un medicamento per un deficit di attenzione o un problema di ansia. Una lista di pediatri del Québec che lavorano sull’adozione è disponibile presso la federazione di genitori adottivi del Québec.

 

5)  Siate agenti “contaminatori”

Non esitate a portare al personale scolastico documentazione sull’adozione, articoli trovati in internet, libri che vi hanno aiutato ad afferrare la realtà di vostro figlio.

Trovate un operatore formato in “Parentalità adottiva”, che potrà consigliare il personale scolastico di vostro figlio.

 

6)  Velcro, Sumo o Solo? Conoscere bene nostro figlio per preparare meglio gli insegnanti

Come ho spiegato nel primo capitolo, i nostri figli adottati sono stati in relazione con diversi adulti che li hanno abbandonati. La relazione con un nuovo insegnante all’inizio di ogni anno scolastico può facilmente trasformarsi in un grosso “testing” di relazione!

 

Se nostro figlio è un piccolo Velcro, utilizzerà l’angoscia per testare la relazione con l’ insegnante.

 

Se è un piccolo Sumo, utilizzerà la collera e l’ opposizione.

 

Se è un piccolo Solo, non domanderà mai niente, anche se ne ha un bisogno profondo.

 

Ciò può durare qualche giorno o qualche settimana, se l’insegnante passa il test; ma può andare avanti tutto l’anno se non lo passa! Meglio essere previdenti e offrire al docente degli strumenti, prima che si scoraggi. La cosa si complica quando ci sono più supplenti in un anno .......

 

7)  Attenzione alla sindrome del boeing 747 con motori di un Cesna

All’ opposto, alcuni bambini non hanno problemi di apprendimento o di comportamento. Saranno piuttosto quelli che i professori qualificano come bambini “perfetti”. A scuola sono calmi e docili. Lavorano molto, riescono bene, sono bravissimi in tutto ciò che fanno, esigono molto da se stessi. Dunque questi bambini non hanno danni neurologici che gli causino difficoltà d’apprendimento.

 

I genitori sono in genere rassicurati e fieri. E visto che il bambino impara così facilmente, perché non fargli studiare piano, balletto, ginnastica .........

 

All’ improvviso, il bambino perfetto si mette a fare delle crisi. All’inizio non a scuola, ma in casa? Torna di cattivo umore, fa i compiti piangendo, dice che è imbranato e non capace, cancella e ricomincia tutto ciò che ha scritto, non accetta un solo errore o un voto meno alto del solito, dorme male la sera prima degli esami, ha mal di pancia e vomita la mattina dell’ orale ........

 

Ecco quello che succede a molti bambini adottati: hanno grandi capacità di adattamento e buone capacità intellettuali. Ciò gli conferisce un aspetto esteriore solido di grosso vettore: una carlinga di aereo 747. Genitori e professori vedono solo questo aspetto intellettualmente molto dotato e pensano di far bene spingendolo al massimo. Però sono bambini che hanno paura del rifiuto, dell’abbandono, paura che se non sono perfetti saranno amati di meno o peggio si vorrà “rispedirli in Cina”, come mi ha confidato una bambina di origini cinesi. E allora cercano con forza di rispondere alle aspettative del loro ambiente fino allo sfinimento fisico ed emotivo.

 

Quando l’ aereo minaccia di schiantarsi e non funziona più bene, l’ambiente non capisce. Ma ciò che si ignora troppo spesso è che sotto questa “carlinga” performante, si nascondono “due piccoli motori di Cesna”. Guardando meglio, ci si accorge che il bambino ha capacità cognitive sopra la media, ma capacità emotive sotto la media della sua età. E’ più immaturo sul piano emotivo, più ansioso, deve dispiegare più sforzi per raggiungere il livello che lui pensa si esiga da lui.

 

Questa pressione può manifestarsi sotto forma di malattia psicosomatica: mal di pancia, eczema, crisi d’asma, cefalea o come ansie di prestazione o di separazione che provocano insonnia, grande irritabilità e crisi di “nervi” a non finire.

 

Dobbiamo quindi conoscere bene il nostro “modello d’aereo” prima di chiedergli di volare da Chicago a Tokyo, e senza scalo.

 

8)  La mascotte della scuola

I bambini adottati non passano inosservati, specie se sono in un ambiente con poche diversità etniche. Alcuni hanno saputo utilizzare efficacemente il loro lato charmeur e “accattivante” per avere più attenzioni e cure prima della loro adozione. Dopo l’ adozione, hanno continuato a essere gentili, carini e hanno subito capito che facendo il piccolo clown o la piccola ammaliatrice avrebbero ottenuto favori e risposte positive da parte della famiglia, dei vicini, ecc.

 

Allora il bambino finisce facilmente col diventare la mascotte della scuola materna. Tutti conoscono il suo nome, i più grandi lo prendono in braccio, lo coccolano, giocano con lui come con un piccolo bébé. Intenerisce anche gli adulti, che tendono a chiudere un occhio......

 

Chiaramente, c’è un lato positivo in questo, ma anche uno più insidioso: questo bambino sta crescendo e deve crescere, deve essere capace di avere relazioni sociali paritarie, comportandosi secondo la sua età e non giocando sempre a fare il bébé. E poi arriverà un giorno in cui non tutti lo ameranno, e lui rischierà di non capire il perché. Forse rischierà anche di voler passare inosservato perché tutte queste attenzioni possono essere invadenti, soffocanti. Può essere ingabbiato in un ruolo da cui non oserà uscire per paura di dispiacere e di essere respinto.

 

Allora a volte bisogna intervenire per calmare gli ardori e gli slanci d’affetto di bambini e adulti. Dobbiamo anche spiegare al bambino che va bene se non tutti lo amano, che ha diritto di rifiutare le carezze degli estranei, che non deve fare il clown se non ne ha voglia!

 

9)  Mai negare la possibilità di razzismo nel vissuto sociale dei bambini a scuola

La scuola sarà il primo luogo di socializzazione importante nella vita del bambino. Vi incontrerà persone aperte o povere di spirito, rispettose o intolleranti. E’ nello sguardo delle persone fuori della famiglia che vivrà l’impatto della sua differenza e di come questa è vissuta positivamente o negativamente. Potrà allora isolarsi per non subire questo sguardo. Potrà diventare una vittima e sopportare gli insulti per paura di non essere nella “gang”. Potrà diventare aggressore anche prima che lo attacchino veramente. Questi comportamenti possono avere diverse cause, ma la possibilità di essere diverso non deve mai essere trascurata nella valutazione di una situazione simile.

 

Alcune scuole hanno programmi molto ben fatti per accogliere le differenze, con una politica di tolleranza zero verso l’intimidazione o le intenzioni razziste. Altre purtroppo negano il problema.

 

State attenti: non saltate alla conclusione dell’intolleranza a ogni piccolo conflitto tra bambini, ma non scartatela mai completamente .......

 

10)  La pagella: i miei voti determineranno il tuo amore per me?

Tutti i bambini hanno bisogno di sentire che l’amore dei loro genitori non è condizionato al loro buono o cattivo comportamento o ai loro buoni o cattivi risultati scolastici. Ma i nostri figli adottati sono ancora più sensibili su questo.

 

L’arrivo della pagella è dunque un altro test sulla continuazione di questo attaccamento, sulla solidità di questo amore incondizionato. Si dovranno utilizzare parole adatte e modi giusti sia per complimentarsi dei risultati positivi che per sottolineare le note insufficienti.

 

Dobbiamo avere cura di separare sempre la nostra valutazione dei loro risultati, buoni o cattivi, dal nostro amore per loro: “ti voglio bene comunque, sia che tu abbia buone o cattive note, ma sono fiera dei tuoi sforzi per avere questi bei voti e posso essere delusa che tu non abbia fatto abbastanza sforzi se i tuoi risultati sono scarsi”.

 

11)  Riuscita scolastica: mettere in campo i mezzi adeguati o ottenere a tutti i costi i risultati?

Noi dobbiamo avere tutti i mezzi per aiutare nostro figlio nel suo cammino scolastico. Dobbiamo offrirgli il supporto materiale, morale e gli incoraggiamenti perché abbia il piacere di imparare e che sia fiero di se.

 

Ma alcuni genitori mostrano un accanimento tale che si ha l’impressione che si tratti di una questione di vita o di morte se il loro figlio riesce o meno in matematica o in inglese. Possiamo letteralmente sentirli dire: “noi abbiamo un bel voto in francese questa settimana, vero Sofia?” Che nostro figlio abbia difficoltà d’apprendimento o meno, c’è un limite a imporre un risultato x o y.

Se il momento dei compiti diventa una vera e propria battaglia, un lavoro forzato da finire a qualsiasi costo, se diventa un momento sgradevole, frustrante per il bambino e per voi, c’è il rischio di sfilacciare la relazione genitore-figlio. Specie quando abbiamo dovuto lavorare duro per creare questa relazione d’amore e di fiducia con un figlio adottato.

 

Bisogna piuttosto trasformare gli obblighi e gli ordini in scelte. Perché anche se noi gli siamo vicini e lo seguiamo, si tratta della sua vita, della sua riuscita o del suo scacco. Sarà lui a scegliere di lavorare o no, di imparare, di fare o meno il suo compito. E’ lui che dovrà spiegarsi con il professore il giorno dopo.

 

Questo concetto di scelta è estremamente importante nell’adozione. I nostri figli sono stati vittime di molte decisioni prese dagli adulti. Ne deducono in modo sbagliato che niente è mai colpa loro, perché non hanno il potere di scegliere. Un genitore che propone sempre due scelte a bambino, è un genitore che gli insegna che può avere un potere sulla sua vita.

 

Dunque abbiamo l’obbligo di usare buoni mezzi per motivare i nostri figli. Mezzi che devono essere creativi e strategici. A volte dobbiamo consultare uno specialista per avere più strumenti d’intervento. Non abbiamo l’obbligo di riuscire sempre!!

 

12)  Conservare a ogni costo la stima di se: la sua e la nostra!!!

Ho visto bambini con voti appena sufficienti essere felici, fieri di loro stessi e riuscire molto bene nella vita. Ho visto anche primi della classe infelici, con una stima di se inversamente proporzionale ai loro risultati scolastici. In entrambi i casi, era determinante l’interpretazione che i loro genitori davano alla riuscita o allo scacco.

 

Ho visto anche genitori valutare il loro “valore” o le loro competenze genitoriali sui risultati scolastici del figlio. E’ un gran peso per un bambino dover essere bravo o meno a scuola per ottenere la stima di se e dei suoi genitori!

 

Il fatto di essere stati abbandonati rende i nostri figli molto sensibili alle critiche, alle pressioni e un niente può azzerare una stima di se già un po’ fragile. Bisogna a volte fare ordine fra le nostre priorità e dirsi che è meglio un risultato medio e genitori e figli felici, piuttosto che il contrario!!!

 

 

 

[1] Copyright 2002 Lemieux J. L’enfant adopté et l’école: douze conseils pour un vécu scolaire réussi. Tratto da L’adoption internationale: démystifier le rêve pour mieux vivre la réalité, ed. Le monde est ailleurs inc. 2002: 77-83.

 

Johanne Lemieux, operatrice sociale, psicoterapeuta specializzata in adozione internazionale e formatrice. Ha creato nel 1966 un nuovo approccio psicosociale ai problemi del post-adozione (“Adopteparentalité”). È collaboratrice e consulente del portale internet Le monde est ailleurs http://www.lemondeestailleurs.com/ creato in Québec nel 2002 da Rémi Baril e Jean-François Chicoine.

Il testo proposto è un approfondimento dei consigli di Johanne Lemieux per una riuscita scolastica dei figli adottivi. Le riflessioni riprendono e sviluppano le idee espresse dall’autrice nella conferenza tenuta a Louvain-la-Neuve nel marzo 2007 (cfr. archivio BLOG aprile 2012).

Johanne Lemieux è autrice del libro L’enfant adopté dans le monde en 15 chapitres et demi (2003) e ha in preparazione un’ intera collana (10 libri) dedicata ai temi dell’ adozione:

Primo libro: La normalité adoptive : la connaître, la comprendre et la célébrer  (uscita prevista novembre 2012)

Secondo libro: Mieux vivre la première année avec mon enfant par adoption  (autunno 2012)

Terzo libro:  Adopter un enfant avec des besoins spéciaux ? Pourquoi pas ! Mais jamais sans outils spécifiques! (primavera 2013)

Quarto libro:  Cultiver un attachement sain tout au long de la vie de mon enfant (primavera 2013)

Quinto libro: Devenir un parent compétent d'un ado  (autunno 2013)

Sesto libro: L'enfant adopté devenu adulte : les conditions gagnantes d’un détachement sain (autunno 2013)

Settimo libro: Quoi faire quand l'adoption fait mal ? Troubles d’attachement, post-trauma, graves troubles d’apprentissage, troubles du développement : des solutions sans blâme et sans honte (primavera 2014)

Ottavo libro:  Des outils pour l'enfant lui-même (primavera 2014)

Nono libro:  L’adopteparentalité pour mieux vivre certaines situations (autunno 2014)

Decimo libro:  Mieux vivre l’arrivée d’un enfant par adoption : outiller l'entourage (autunno 2014)