Quando la "diversità" diventa un "di più"

 

 

 

"Hai mai provato a correre senza pesi? Sensazione divina….non senti la fatica e vai più veloce degli altri. Mentre prima stavi indietro, improvvisamente recuperi e alle volte addirittura sorpassi…col sorriso e con la voglia di non fermarti più".

T. N. 24 anni adozione internazionale

 

 

 

Fino a poco tempo fa credevo di dover trovare un’ occupazione qualsiasi, pur di rendermi autonomo; ora so che posso pretendere di più, non solo dalla vita ma soprattutto da me stesso. Mi sono reso conto che come figlio adottivo non potevo reggere la condizionare d’ ansia data dal dover cercare di rincorrere sempre gli altri per riuscire a restare, se non al loro passo, almeno dietro alle loro spalle: d’ altronde è ciò che impone la società alla fine! Col tempo ho infatti capito che è proprio la particolarità del mio vissuto il mio punto di forza e di debolezza allo stesso tempo. Parliamoci chiaro: l’ adozione non è una cosa normale, se no tutti i bambini sarebbero abbandonati alla nascita e cresciuti da genitori sconosciuti. Siccome non è così che funziona, qualche cosa di anormale ci deve essere. Il fatto di essere stati abbandonati o tolti ai genitori, aver vissuto per strada e poi in orfanatrofio o l’essere stati collocati presso una o più famiglie affidatarie e infine adottati, ci costringono a una serie di continui e traumatizzanti sradicamenti che ci rendono irrimediabilmente “diversi” dagli altri, ossia più “ammaccati”. D’ altra parte però è proprio il bagaglio di esperienza che ci siamo fatti, il nostro “di più”,  che dovrebbe farci capire davvero quanto siamo più tosti! Ed è appena ci rendiamo conto di essere dei “di più” che riusciamo a volare! Hai mai provato a correre senza pesi? Sensazione divina….non senti la fatica e vai più veloce degli altri. Mentre prima stavi indietro, improvvisamente recuperi e alle volte addirittura sorpassi…col sorriso e con la voglia di non fermarti più.

Tutti noi ce la possiamo fare, abbiamo solo bisogno di più tempo per capire tante cose, principalmente sono certezze e sicurezze, che un ragazzo “normale” solitamente ha già acquisito.

Abbiamo preso e prendiamo tante insaccate, però è anche vero che abbiamo superato un sacco di ostacoli, rialzandoci sempre: siamo qui, vivi e resistiamo tenaci a denti stretti, speranzosi! Anche perché appena scatta la consapevolezza che ce la possiamo fare, allora la nostra vita cambia totalmente.

Il brutto è non comprendere questo, ecco perché si resta fermi al palo. Alcuni di noi ce la fanno da soli, altri, forse, hanno bisogno di un aiuto. Certo non è facile: quando stai male e sei convinto di vivere in un mondo di merda non vuoi l’aiuto di nessuno; come fai a fidarti di un mondo o di una realtà non scelta volontariamente da te ma imposta?. Io infatti ho sempre avuto diffidenza nei confronti degli psicologi: se riescono a entrare nelle teste degli altri, mi dicevo, vuoi vedere che riescono a convincermi che questa realtà invece è bella, che può portarmi felicità? Ma questo avrebbe voluto dire accettare dei compromessi, soprattutto con me stesso.


Ora come oggi mi rendo conto di come tale modo di ragionare fosse profondamente sbagliato e pericoloso (da paranoico) e che l’unico modo per uscire dal guado, se ti rendi conto di non farcela da solo, è di accettare un aiuto.
La realtà, se non ti va bene, puoi sempre darti da fare per cambiarla, migliorarla; cercare di sfuggirla all’infinito è impossibile proprio perché le paure non se ne vanno, ma si moltiplicano come un virus, rischiando di trasformare la vita in un vero e proprio incubo.