Chi siamo

Siamo un’associazione ticinese (CH) di genitori adottivi. Abbiamo scelto questa forma di organizzazione nel marzo 2011 dopo un’ esperienza quadriennale come gruppo di auto-mutuo-aiuto.

Il primo obiettivo è stato quello di creare uno spazio in cui potersi incontrare, parlare e cercare di elaborare “strategie di sopravvivenza”, in modo da resistere, fisicamente e mentalmente, alla distruttività e alla rabbia espressa dai nostri figli all’interno e all’esterno della famiglia e, più in generale, nei confronti della vita stessa. Parallelamente è iniziato tra di noi un lavoro di riflessione, attraverso letture e scambi di esperienza con genitori adottivi di altre associazioni, assistenti sociali, psicoterapeuti e neuropsichiatri, finalizzato ad una maggiore comprensione delle problematiche adottive.

Attualmente il nostro impegno si concretizza nella ricerca di nuove “strategie relazionali” che ci permettano di superare le conflittualità presenti nella comunicazione con i nostri figli e trovare un nuovo modo per stare bene insieme.

Accanto a noi, ancora "sulla porta", alcuni giovani adulti, figli adottivi, curiosi del nostro lavoro e con tanta voglia di parlare della loro storia. In alcuni prevale il bisogno di condividere la soddisfazione per aver trovato la propria strada; in altri il desiderio di conoscere meglio il paese dove sono nati (non sempre il viaggio è finalizzato alla ricerca dei genitori biologici); altri ancora sentono l'urgenza di trovare un interlocutore al di fuori della famiglia disposto ad ascoltarli senza giudicare.


  La nostra storia

Il primo marzo 2008 (Cfr. Incontro a Canvetto Luganese sul tema "Un bambino entra in una nuova famiglia") abbiamo deciso di rendere pubblico il nostro disagio, nella convinzione che i problemi delle famiglie adottive debbano trovare una risposta sociale, pubblica e collettiva. La coppia che decide di adottare un bambino non deve essere lasciata sola di fronte alle difficoltà, ma sostenuta attraverso un lavoro di squadra in grado di coinvolgere più soggetti: la famiglia, i parenti, gli amici, la scuola, gli operatori sociali e sanitari, i magistrati... in altre parole l’intera società. Per fare questo occorre che i problemi della famiglia adottiva trovino un riconoscimento a partire dalla loro specificità.

I figli adottivi sono figli feriti, traumatizzati dalla perdita della mamma biologica. La mancanza di una guida sicura nella primissima infanzia, in grado di offrire protezione e affetto, ha lasciato su di loro cicatrici indelebili che possono riaprirsi in qualsiasi momento e all’ improvviso. Per i genitori adottivi prendersi cura dei figli, spesso, significa curarli, ovvero svolgere mansioni che sono una via di mezzo tra il genitore e il terapeuta, a cui nessuno ci ha preparati e che siamo costretti ad assumerci per necessità. un compito difficilissimo perché ci obbliga a confrontarci con dei modelli comportamentali e relazionali sconosciuti, che non capiamo e che dobbiamo sanzionare senza cedimenti, correndo il rischio di interrompere la comunicazione e compromettere il rapporto.

Oggi, come associazione, pensiamo sia prioritario coinvolgere le istituzioni in un dialogo continuo, in cui le esperienze dei genitori adottivi e le conoscenze degli addetti ai lavori possano fondersi in un progetto comune: ridare speranza ai ragazzi più in difficoltà ed aiutarli a scoprire le loro potenzialità e i loro talenti. È un lavoro lungo e difficile che va affrontato collegialmente e che ha come premessa irrinunciabile il riconoscimento del valore dell'esperienza maturata dai genitori. Insieme dobbiamo sfatare il luogo comune secondo cui le famiglie adottive sono le sole responsabili degli eccessi e degli insuccessi dei figli.

(Cfr. Locandina e programma della Giornata di Studio svoltasi a Breganzona il 6 febbraio 2010 sul tema "Diventare  Adulti e Responsabili. Come aiutare i figli adottivi ad assumersi il rischio delle scelte")


  Le nostre difficoltà

Le difficoltà di comunicazione che ancora esistono tra noi e gli altri, tra cui ad esempio i servizi presenti sul territorio, sono a nostro avviso imputabili ad una diversa conoscenza delle problematiche adottive: conoscenza che per quanto ci riguarda si è formata a partire dalla più recente letteratura scientifica. In questi ultimi dieci anni, grazie al contributo di numerosi studi sull’adozione, soprattutto in area anglosassone, molte certezze sono state messe in discussione, a cominciare dalla convinzione errata che l’ adozione, paragonata ad una nuova nascita, sia in grado di risolvere tutti i problemi: della coppia sterile e dei bambini privati di una guida sicura.

Questo assunto spiega perché ancora oggi in Ticino manchi un apposito servizio di presa in carico delle crisi adottive. I servizi presenti sul territorio, numerosi ma privi di una preparazione specifica, non sono in grado di rispondere con rapidità e incisività alle richieste delle famiglie. In questo modo le manifestazioni del disagio si radicalizzano fino a divenire ingestibili. Spesso si arriva alla conclusione che nulla può essere fatto: la famiglia si chiude nel proprio dolore e i ragazzi si convincono di non potercela fare. Il giudizio è senza appello: “famiglia inadeguata; ragazzi borderline”.


  Cosa vogliamo

Innanzitutto rivedere il modello di preparazione di base delle famiglie che chiedono di adottare. Occorre offrire ai futuri genitori le competenze necessarie per relazionarsi al meglio con dei bambini che hanno dei “bisogni speciali”, legati al loro vissuto preadottivo.

La perdita della mamma biologica, lo sradicamento dal paese d’ origine, l’ impatto con una nuova cultura, il senso di estraneità dentro e fuori la nuova famiglia, la distanza affettiva con i nuovi genitori, la fragilità dei nuovi legami, sono solo alcuni dei temi da approfondire nel percorso di preparazione all’ adozione.

Il lavoro degli operatori sociali non può non tenere conto dell' esperienza maturata dai genitori. Chi ha un lungo apprendistato alle spalle e ha saputo affrontare situazioni "di emergenza", senza perdere entusiasmo e speranza, è nella condizione ideale per aiutare i futuri genitori ad acquisire una maggiore consapevolezza, evitando così di credere di potercela fare da soli, senza aiuti, perché "i problemi li hanno sempre gli altri: quelli che se li vanno a cercare".

Con l’aiuto di genitori “collaudati” le coppie in attesa imparano più facilmente ad interagire tra loro, ad affrontare i problemi e, grazie all’esperienza di chi è più avanti nel percorso adottivo (in molti casi si tratta di un’ esperienza pluridecennale), saranno in grado di capire per tempo i segni premonitori di comportamenti su cui dovranno lavorare, senza cadere in facili allarmismi o pericolose banalizzazioni.

Se è vero, infatti, che i comportamenti dei ragazzi adottivi  sono apparentemente simili a quelli dei figli naturali, è altrettanto vero che del tutto specifiche sono le ragioni che li producono. La difficoltà dei genitori consiste nel capire per tempo se alcune condotte apparentemente incomprensibili rientrano nella “normalità adottiva”[1] o se sono segnali di un disagio più grave che necessita un aiuto specialistico.

Quello che ancora manca è un sostegno alle famiglie nelle più importanti tappe del percorso adottivo: la scuola[2], l’adolescenza, il mondo del lavoro e nelle situazioni di imprevista e grave emergenza. Stiamo parlando della possibilità di poter far capo, in tempi rapidi, ad un’ équipe di professionisti con una preparazione specifica in adozione, in grado di sostenere  la famiglia ed evitare che le relazioni disturbate trovino terreno fertile su cui mettere le radici.


 


  Statuto dell'associazione