Un bambino entra in una nuova famiglia, gioie e dolori….
E se la nuova famiglia va in crisi? Quale aiuto?

 

Incontro-Conferenza
Canvetto Luganese il 1 marzo 2008

 

L'adozione non è solo la nascita di una nuova famiglia, ma anche un evento che ha origine da una frattura, da una perdita. Si parla ancora poco  della sofferenza, da cui prende avvio ogni storia adottiva, nella convinzione che un ambiente familiare accogliente, l’amore e il tempo potranno risolvere ogni difficoltà. Ma per molti bambini, il dolore dell’abbandono è troppo forte e porta a reazioni altrettanto forti contro se stessi o contro gli altri; un dolore così radicato da impedirne talvolta la crescita e tale da mettere in crisi la nuova famiglia.

 

Ad affrontare questo delicato tema è stata invitata la dottoressa Claudia Artoni Schlesinger, esperta in psicoanalisi infantile e responsabile del Servizio Adozioni e Affidi del Centro Benedetta d’Intino di Milano, affiancata dalla collega dottoressa Fiamma Buranelli, medico-chirurgo e psicoterapeuta. Nel suo intervento, la dottoressa Artoni ha voluto anzitutto evidenziare le caratteristiche del percorso adottivo, gli ostacoli che i ragazzi e le loro famiglie devono affrontare e la difficoltà dei genitori nel trovare interlocutori disposti a riconoscere la peculiarità della loro esperienza e di quella dei loro figli. L’intervento è stato completato dalla dottoressa Buranelli, che ha illustrato casi concreti di aiuto a ragazzi e famiglie in difficoltà.

Per entrambe le relatrici, il punto cruciale resta il riconoscimento della specificità dell’esperienza adottiva: solo così sarà possibile intervenire, anche preventivamente, per evitare sofferenze e dolorose situazioni.

 

Gli interventi delle relatrici hanno dato il via ad un ampio e partecipato dibattito che ha coinvolto il pubblico in sala: genitori, operatori sociali, figli adottivi adulti. E’ emerso l’intenso legame che si instaura tra genitori e figli, ma anche il forte bisogno di comprensione e di appoggio richiesto dalle famiglie, confermato dalla presenza in sala di ben tre diversi gruppi di genitori adottivi che, con modalità diverse, si riuniscono per crescere insieme, condividere esperienze e aiutarsi.

 

I responsabili di diversi settori dello Stato presenti all'incontro, l'Ufficio del Tutore e l'Ufficio Cantonale delle Famiglie e dei Minorenni, hanno dimostrato vivo interesse per i temi trattati e non sono mancate parole di plauso per il gruppo promotore dell'evento, che ha voluto e saputo “uscire allo scoperto” avviando un dialogo tra famiglie e operatori, nella speranza di poter coinvolgere anche le famiglie che non trovano la forza per chiedere aiuto e che si chiudono nel loro dolore.

 

 
 

Nancy Newton Verrier, Renouer avec soi. L'enfant adopté devenu adulte, De Boeck (2008)

"(...)la séparation entre mère et enfant est rarement reconnue comme un traumatisme. Des auteurs ont écrit sur lo viol, l'inceste, l'énfance maltraitée, l'holocauste, les désastres naturels et la guerre, mais guère sur le traumatisme le plus dévastateur de tous: être séparé de sa mère dès le début de la vie. Poutant, à quel autre moment de la vie se sent-on plus démuni, à quel autre moment a-t-on plus besoin de la seule personne à laquelle on se sent relié, celle qui est encore une partie de soi?. Le fait qu'on ait découragé les mères de ces bébés de les voir, de les toucher, ou d'être disponibles pour eux signifie que personne n'a fait attentio à ces bébés qui pleuraient en état de choc" (op.cit. p.22)

"-Les souvenirs traumatiques manquent de narration et de contexte; ils sont comme cryptés sous forme de sensations et d'images frappantes - (Erman). Sans récit il est difficile, voire impossible de parler de souvenirs. C'est particulièrement vrai pour les adoptés qui, au moment de l'évenement traumatique, n'étaient pas encore capables de parler. Mais même  si le traumatisme survient plus tard, après l'acquisition du language, il est difficile de mettre des mots sur les événements entourant le traumatisme.(...) Quand une expérience dépasse la capacité d'integration du cerveaux humain, elle flotte sans contexte dans un impossible univers d'images dissociées, de sensations saisissantes et de comportements énigmatiques. C'est comme vivre un cauchemar". (op.cit. p.27) 

 

Locandina della Conferenza