Milano 18 maggio 2012

INCONTRO CON 
Louise Michelle Bombèr

autrice del libro
FERITI DENTRO

Strumenti a sostegno dei bambini
con difficoltà di attaccamento a scuola

 

 

 

 

 

Il 18 maggio scorso Patrizia ed io (mi chiamo Isabella) ci siamo prese una giornata libera per andare a Milano a conoscere Louise Michelle Bombèr: insegnante e psicoterapeuta specializzata nel sostegno dei bambini con difficoltà di attaccamento. Non si è trattato di un incontro privato (magari!) ma di un seminario organizzato dal Centro della Terapia dell’Adolescenza di Milano; titolo dell' incontro: “Feriti dentro. Come dare supporto all’allievo che ha sperimentato perdite e traumi relazionali significativi”. Un’ occasione per noi importantissima, vista l’età dei nostri figli, prossimi al passaggio dalla scuola elementare alla media e dalla media alle superiori.
Siamo mamme adottive e non abbiamo alcuna preparazione specialistica, meno che meno a livello psicoterapeutico e tante volte ci siamo trovate in difficoltà non sapendo come aiutare e sostenere i nostri figli. Per fortuna siamo due amiche e questo è già un buon punto di partenza.
Il nostro compito milanese è stato quello di immagazzinare tutte le informazioni ricevute, per poterle trasmettere agli altri genitori.
Diciamo subito che siamo state davvero confortate dalle parole della Bombèr: ci siamo sentite capite, finalmente sostenute da un'operatrice che conosce i nostri problemi e propone soluzioni; e il fatto che la sala fosse piena, soprattutto di operatori specializzati in adozione (docenti, psicoterapeuti, educatori,…), ci fa ben sperare che i suoi consigli operativi possano entrare presto nel mondo della scuola ed essere d’aiuto ai nostri figli e a tutti gli altri ragazzi che soffrono. Penso che saranno un valido aiuto soprattutto per i docenti che devono sobbarcarsi quotidianamente il peso di gestire nella classe i nostri ragazzi. Da parte nostra ci daremo da fare per informarli e trasmettere loro il materiale messo a disposizione dalla relatrice, oltre, naturalmente, al suo libro: “Feriti dentro. Strumenti a sostegno dei bambini con difficoltà di attaccamento a scuola”.
La relazione è iniziata affrontando il tema dell’attaccamento insicuro e delle sue conseguenze: in particolare i danni prodotti dalle ripetute esperienze disorganizzate e traumatiche nella vita dei bambini, che solo un lavoro costante e mirato da parte della famiglia e della scuola può parzialmente risolvere. Ma è necessario intervenire il più rapidamente possibile: più il tempo passa e più il lavoro di recupero sarà lungo.
Abbiamo rivisto nella descrizione dei vari comportamenti i nostri figli e abbiamo capito gli errori che abbiamo fatto. Non è facile gestire certi momenti di rabbia o certi comportamenti provocatori, ma ora abbiamo uno strumento in più per affrontarli e soprattutto per poterli prevenire.
Nella seconda parte della conferenza la Bombèr ha dato spunti concreti per affrontare nella quotidianità le reazioni negative dei nostri ragazzi. E’ stato davvero illuminante: pochi e semplici accorgimenti possono risolvere grossi problemi che, se non affrontati subito e nel modo corretto, portano a disastri davvero grandi nella vita dei nostri figli. E’ necessario essere empatici con loro, capire cosa ci stanno dicendo comportandosi in un certo modo (cioè tradurre i loro comportamenti nel nostro linguaggio) e da lì partire per trovare una forma comunicativa nuova che ci unisca invece di dividerci.
Il lavoro è sicuramente lungo e difficoltoso, ma il fatto di essersi resi conto che i nostri figli sono dei bambini traumatizzati, che portano nel loro corpo e nella loro mente i segni delle privazioni subite, è il punto di partenza per affrontare nel modo corretto le loro reazioni e poterle finalmente gestire, ma soprattutto guarire.
 

 
La Prof.ssa. Bomber, durante i suoi anni di insegnamento, si è resa conto che occorrevano strategie nuove per aiutare i ragazzi che disturbavano in classe e che, a causa delle loro ripetute provocazioni, correvano il rischio di essere espulsi dalla scuola. In Inghilterra la scuola registra 38000 espulsioni, di cui 8000 definitive.
L’esperienza boliviana, permettendole di vivere a contatto con i bambini e le ragazze madri che vivono sulla strada, l'ha persuasa che alla base di un comportamento "sbagliato" c'è sempre un problema di attaccamento “non sano”.
Gli studi compiuti in America e in Canada, le hanno permesso di constatare che certi comportamenti sono il risultato di una difficoltà di attaccamento presente già nel grembo materno.
Tornata in Inghilterra, ha iniziato a lavorare nelle scuole, formando dei nuovi operatori (non necessariamente insegnanti) in grado di fungere da figure di riferimento, o meglio “da figura di attaccamento aggiuntiva” per gli allievi in difficoltà. Il loro compito è quello di aiutare gli allievi a stabilire dei nuovi legami di attaccamento “sano” e di accompagnarli durante l’intero percorso scolastico.
In questi 11 anni ha ottenuto ottimi risultati. Perciò continua su questa via ed intende divulgare il suo metodo per aiutare il maggior numero di bambini/ragazzi e dimostrare che alcuni semplici accorgimenti possono cambiare tutta la loro vita. Basta avere una certa curiosità per il loro sviluppo e non pensare che 1 ora – 1 ½ alla settimana di terapia, anche se ottima, possa bastare. In base alla sua lunga esperienza ha capito che la terapia deve essere “continua” e coinvolgere la scuola dove i bambini e i ragazzi passano la maggior parte del loro tempo. Occorre, dunque, dare agli insegnanti strumenti utili per affrontare i problemi derivanti da perdite e traumi relazionali significativi.
Occorre creare uno staff (insegnanti, figure di sostegno/riferimento, genitori) in grado di osservare, comunicare, lavorare bene insieme. Non va dimenticato che chi ha avuto traumi relazionali/rotture/perdite rischia di avere problemi di salute mentale e di inserimento nella società.
I traumi possono essere fisici, emotivi e sessuali, perciò a scuola è possibile avere degli allievi che hanno avuto magari tutti e tre questi traumi, ripetuti più volte. Nei bambini in affido o adottati possono essere presenti anche 5-6 traumi differenti.
 

 

 
I trucchi di Louise Michelle Bombèr: “ognuno di noi deve è può fare la differenza!”

 

 
1. Scontro di significati
 
I bambini/ragazzi con difficoltà di attaccamento vedono il mondo come un campo di battaglia. Attorno a loro ci sono persone di cui non possono fidarsi e che non li amano. Quando c'è sovraccarico di stress o una pressione troppo elevata, per poter sopravvivere reagiscono in tre modi: scontro/attacco – fuga – chiusura/congelamento. Ecco il perché dello scontro con gli insegnanti e i compagni. Avviene un "malinteso" e le relazioni diventano un problema. Non si può chiedere a questi bambini di fidarsi: non sanno come fare perché non conoscono la fiducia.
 
C'è bisogno di qualcuno in grado di "tradurre" la situazione, per aiutarli ad uscire dall'attaccamento "malato" ed entrare in quello "sano". Occorre diventare dei traduttori a casa e a scuola. Coloro che sanno interpretare li aiutano a capire. Occorre parlare il loro linguaggio, incontrarli nella strada della loro vita e accompagnarli. Se non si fa così, la conseguenza è l'esclusione, che porta all'ansia e alla vergogna. Poi il tutto si fa più difficile.
 
Bisogna parlare, comunicare le intenzioni, portare allo scoperto e non pensare che è tutto scontato: per questi bambini niente è scontato. Occorre parlare e comunicare e spiegare il perché dei nostri gesti o di quelli dell'insegnante, le ragioni dei no che vengono loro dette …Così si costruiscono dei nuovi percorsi neuronali e questo è il primo passo per il recupero.
 
2. A scuola la stessa regola deve valere per tutti?
 
Di solito ci si comporta così, ma questa regola non è sempre applicabile perché ogni bambino ha fatto esperienze diverse, soprattutto se ha avuto un attaccamento insicuro. Perciò rimangono per lo più insensibili alle punizioni e alle lodi e sono tutti impegnati a guardare e a tenere sotto controllo l’atteggiamento e le reazioni dell’adulto, di cui non si fidano.
 
Si dovrebbe insegnare a questi bambini ad avere una percezione più solida di sé (attaccamento sicuro) per poter gestire lo stress, le frustrazioni e anche le correzioni. Per superare una crisi, per ricuperare ci mettono parecchio (giorni o mesi).
 
Attenzione: se c'è un eccesso di reazione vuol dire che sotto c'è qualcosa di serio. Non si deve continuare a punire, ma tradurre il disagio. Parlare. Tristezza = disperazione Paura = terrore Senso di colpa = vergogna e la vergogna diventa tossica. E di nuovo abbiamo le tre reazioni di prima: scontro, fuga, congelamento. In questo modo si chiude nel cervello la capacità riflessiva.
L'obiettivo della prof. Bomber è quello di aiutare il bambino ad adattare il suo comportamento, sollecitando la sua capacità di riflessione.
 
Ansia/paura/vergogna sono alti nei bambini traumatizzati da rotture di relazioni. Questi sentimenti vanno regolati affinché non vengano enfatizzati. Ad esempio evitare di mettere il bambino al centro della classe, ma di lato o in fondo, così che non deve per forza tenere tutto sotto controllo. Se no, l’ ansia e la paura lo fanno agire in modo sbagliato e poi subentra la vergogna, perché viene ripreso e lui si sente il cattivo della classe.
 
3. Capire i comportamenti a scuola
 
La scuola interpreta male i comportamenti del bambino. Gli insegnanti spesso si lamentano: “Mi rovina la lezione!”. “Perché distrugge e provoca?”. Occorre chiarire questi malintesi.
Il bambino non vuole rovinare, distruggere o provocare, ma l'insicurezza, l'instabilità hanno il sopravvento. Gli insegnanti che puniscono non agiscono nel modo giusto, perché non sanno come interpretare questi atteggiamenti.
 
Il corpo è ricco di significati, contiene tutto quanto abbiamo passato nella nostra vita. E' una raccolta di memorie, emozioni, odori…
Bisogna sempre vedere ciò che racchiude: il passato è un punto importante da cui partire per aiutare. Quello che noi siamo e facciamo è influenzato dal nostro passato. Anche il modo in cui ci relazioniamo con gli altri è in fondo lo specchio del nostro passato.
 
Il passato non giustifica il comportamento di oggi, ma comprendere/conoscere il passato aiuta ad uscirne. Le informazioni che abbiamo sono solo una finestra sul passato del bambino, ma lui lo vive nel suo corpo, nei suoi sensi.
 
Più il danno è precoce, più sarà duro liberarsene. Per esempio se i nove mesi di gravidanza sono terribili, il bambino ne risentirà per tanto tempo. Anche se poi verrà adottato e sarà ben accudito, bisognerà comunque lavorare tanto sull'attaccamento.
 
Attenzione: il corpo, il cuore e la mente nei bambini adottati hanno bisogno di molto tempo per adattarsi alla nuova situazione (nuova famiglia) e continuano ad utilizzare strategie di sopravvivenza del passato. Vedono le cose giuste e belle, ma non riescono a realizzarle, a coglierle. (esempio mettersi in fila durante la distribuzione del cibo alla mensa).
 
Qualche consiglio: compassione ed empatia sono positivi, la pietà no, contribuisce a mantenere la distanza. Per far scendere i livelli d’ansia ricorrete alla vicinanza (una mano sulla spalla), al dialogo, ai giochi. Non basta parlare, dire cose, occorre dare esempi, fare toccare gli oggetti, anche più volte…
 
Bisogna dare a questi bambini/ragazzi un adulto di riferimento durante il periodo scolastico e non cambiarglielo, perché gli verrebbe a mancare un punto di riferimento, rimarrebbero disorientati. E' di vitale importanza per il loro futuro e la loro salute mentale e sociale.
L'adulto di riferimento non deve per forza essere un insegnante, perché non è chiamato ad insegnare le materie, ma ad aiutare il bambino nel comportamento/attaccamento e nella relazione con gli altri, ad integrarsi e a relazionare. In ogni caso è necessaria almeno una formazione di base (v. corsi organizzati dal CTA).
 
4. Il comportamento è comunicazione
 
Di un iceberg vediamo solo la punta (il comportamento) ma non quello che c’è sotto l’acqua. La stessa cosa avviene con il bambino/ragazzo:
  • difficilmente i loro bisogni primari sono stati soddisfatti. (Ad es. quando chiedevano aiuto o avevano fame e non arrivava nessuno);
  • non sempre capiscono i comportamenti degli adulti. Quando la mamma (o la maestra o altre figure familiari) si allontana temono di non vederla più. (Ad es. per favorire una crescita regolare si gioca con i bambini piccoli al gioco del cucù e così facendo si insegna loro che se qualcuno non c’è poi ritorna. Per loro questo non è scontato);
  • hanno un senso del sé e del mondo distorto. Hanno sentito molte bugie sul loro conto (sei cattivo, inutile,…), perciò non basta rassicurarli, occorre offrire prove concrete;
  • la vergogna di loro stessi è dannosa e tossica; l’ansia, la paura e il panico sono una realtà;
  • se si è traumatizzati non si può restare seduti al banco. Sono bambini traditi e quindi non hanno fiducia nelle persone. Anche fare i buffoni della classe è un modo per tenere le distanze;
  • hanno bisogno di essere legati a qualcuno, di essere nella mente di qualcuno. Questo dà loro un senso di permanenza e stabilità.
5. Tipi di comportamento
 
"Clown", vivace, che ricerca l'attenzione = attaccamento ambivalente
Meticoloso, buono, silenzioso = attaccamento evitante
Scontroso, arrabbiato, irritante = attaccamento disorientato – reattivo
 
Attaccamento significa: protezione, stabilità, sicurezza
Perciò in questi bambini non si può pretendere di aiutarli a scoprire il mondo senza curare prima l'attaccamento.
 
Legame affettivo e attaccamento sano, sicuro (1. Anno di vita)
 

 1) Ho Bisogno (fame, solitudine, essere cambiato, pulizia)

 
4) Ho e do Fiducia
(mondo sicuro, io vado bene, gli adulti vanno bene


BAMBINO


2)
Esprimo:Rabbia (collera, impazienza, disperazione,  impotenza)

 

3) Ricevo Conforto (cibo, sorrisi, conforto, contatto fisico e oculare)

 
 
Il bambino qui può esprimere TUTTO. Questo ciclo si ripete centinaia di volte nel corso del primo anno di vita e anche oltre... Il bambino si accorge che il suo bisogno non distrugge il rapporto con la persona di riferimento e non risulta opprimente. Impara a vivere e a crescere con la percezione del sé. Anche uno stato di stress (frustrazione, impotenza) diventa gestibile e può essere superato. C'è equilibrio e questa è un'ottima cosa per il sistema nervoso e immunitario del bambino. In questo caso l'ormone dello stress (cortisolo) è ben regolato e di conseguenza anche gli altri ormoni sono equilibrati. Questo vale anche per il senso di colpa o di frustrazione date a piccole dosi. Aiutano a crescere, a diventare grandi. Insegnano la differenza tra giusto e sbagliato. Anche se sbaglio, la relazione che ho con l'adulto rimane intatta e questo da sicurezza, protezione, stabilità (attaccamento sano).
Nel momento della scolarizzazione saprà che in caso di bisogno anche a scuola potrà trovare aiuto da un docente e lo cercherà.
 
 
Legame affettivo e attaccamento malato, insicuro (1. Anno di vita)
 
 

 1) Ho Bisogno (fame, solitudine, essere cambiato, pulizia)
 

4) NON HO Fiducia (ansia, mondo insicuro, pericoloso, io non vado bene, gli adulti non vanno bene)


BAMBINO

2) Esprimo:Rabbia (collera,   impazienza, disperazione, impotenza)
 


3)
NON RICEVO Conforto ma dolore, abusi, abbandono, sofferenza, trascuratezza

 

 
In questo caso non c’è risposta al bisogno e perciò il bambino mette in atto delle strategie di sopravvivenza.
Anche questo ciclo si ripete centinaia di volte nel corso della vita. Questi bambini hanno lo sguardo "che parte", ti vedono e non ti vedono: è un'autodifesa, imparano a non manifestare emozioni, bisogni. Si deve aiutarli a praticare la "dipendenza" da una persona di riferimento (per imparare a sentirsi "vivi" in modo equilibrato). Questo non è facile perché a scuola si pratica l'indipendenza. Non si deve aver paura di creare la dipendenza perché solo così si può aiutare il bambino ad avere un attaccamento sicuro e a sviluppare a sua volta una indipendenza sana. Normalmente si è capaci di oscillare tra dipendenza e indipendenza nel modo giusto e con le persone giuste. Per loro non è così.
Urlare e piangere per questi bambini è l'unico modo per restare vivi, sopravvivere. Poi più tardi, quando crescono, non piangono più, ma attirano l'attenzione in tutti i modi, di solito distruttivi, solo per dire IO CI SONO. Questo ci dà fastidio, ma in passato li ha aiutati a non morire.
 
Altri bambini hanno un problema ma non esprimono niente, non piangono, Ma qualcosa dentro succede, diventano ipersensibili a ciò che capita attorno a loro. Non osano manifestare il loro stato emotivo perché sanno che può essere pericoloso. E’ l’esempio di bambini vissuti con un genitore drogato o alcolizzato. Ma anche in questo caso, il dolore che rimane dentro li devasta: diventano circospetti e mancano di fiducia verso gli altri e prima o poi scoppiano.
Per tutti questi bambini, il livello di cortisolo (ormone dell'ansia e dello stress) diventa tossico perché troppo alto e può avere negatività su altri ormoni, a livello cerebrale ed immunitario.
 
I bambini che hanno sperimentato la colpa e la vergogna, a livelli elevati e per lunghi periodi di tempo, pensano di essere sbagliati. Questi bambini hanno imparato chi sono attraverso gli occhi di persone che, a loro volta, non erano "a posto/sane", e così hanno una concezione del sé sbagliata e un attaccamento malsano.
 
La corteccia prefrontale, l'area del cervello responsabile della logica, dei nessi causa-effetto, del ragionamento e dell'empatia è stata compromessa. Se i neuroni non lavorano bene, non riescono a fare le connessioni giuste, ecco perché abbiamo bisogno di aiutare questi bambini a trovare le giuste connessioni.
 
6. Alcuni spunti per aiutare il bambino a ricuperare a scuola l'equilibrio nell'attaccamento, dando le giuste connessioni:
 
- Stare vicino fisicamente al bambino
- Essere attenti e sintonici
- Essere capaci di coinvolgerli e lasciarsi coinvolgere
- Restare al loro fianco (sempre lo stesso adulto di riferimento) almeno un paio d'anni
- Ripetere sempre le cose, accompagnandoli
- Muoversi sempre (i bambini non stanno fermi)
- Dare tempi più lunghi per il lavoro da svolgere
- Quando si crea una situazione nuova (cambio scuola, gita scolastica) portare il bambino in avanscoperta per un sopralluogo
- Insegnare ad organizzarsi: dare una lista delle cose da fare e aiutarli a calcolare il tempo (clessidra); devono imparare a gestirsi
- Aiutarli a memorizzare nel breve periodo; introdurre segnali visivi per aiutarli a ricordare (es. una lavagna/foglio sul banco in cui scrivere) o per indicare quando possono alzare la mano
- Considerata la difficoltà a inibire gli impulsi (rabbia, eccitamento, perdita di autocontrollo), aiutarli ad ascoltare il loro corpo, ad avere una migliore percezione di se stessi (autocontrollo)
- Aiutarli a capire i loro stati d'animo. “Da 0 a 10 come sono arrabbiato? Cosa è successo in quella situazione? Perché ho reagito così?” Aiutarli a riflettere sul loro comportamento, mostrando quale doveva essere la reazione più appropriata. Elencare tutte le possibilità, dare voce ai vari ragionamenti, dando così al bambino la possibilità di pensare, di valutare cosa è realmente successo e perché. Usare la mano aperta e partendo dal pollice fare passare le varie possibilità.
 
Attenzione: spesso confondono il qui ed ora con il passato. Qualcosa fa fare clic nella loro testa e loro tornano indietro e fanno confusione senza rendersene conto e agiscono di conseguenza, magari anche in modo esagerato o fuori contesto.
Il bambino che disturba in classe è perché vuole essere sempre presente nella mente del docente, vuole che il docente non lo dimentichi.
 
7. La stabilità e la prevedibilità danno sicurezza, calma, consapevolezza di sé
 
La sicurezza per noi è normale, mentre è il pericolo ad essere straordinario; per il bambino adottivo è il contrario.
A scuola è necessario: a) un adulto di riferimento a cui il bambino può rivolgersi, b) avere un posto sicuro, per es. classe o stanza allestita dove può ritirarsi/rifugiarsi nei momenti di stress, sempre accompagnato, c) spiegare sempre cosa si sta facendo o si farà, o dove si andrà, affinché il bambino possa sentirsi in sicurezza, d) mostrare che ci si preoccupa per lui e per la sua salute, facendo domande, mostrando disponibilità, e) dare limiti, paletti, regole ma spiegando, dando una linea da seguire, f) creare uno staff di persone che facciano sentire il bambino sicuro; adulti che gli vogliono bene.
Attenzione: questi bambini vulnerabili tendono a far amicizia con altri bambini vulnerabili, bisogna spiegar loro chi è un amico. Non basta parlare, bisogna mostrare con i fatti ciò che diciamo, visto che non si fidano degli adulti…
Hanno bisogno di sapere di essere pensati: lasciare bigliettini affettuosi nella cartella o scambiare oggetti; scegliere insieme la canzone preferita o il profumo, ... scrivere su un biglietto le cose da ricordare e poi dire che insieme si faranno (questo dà sicurezza). Preparare insieme il "Libro dei successi" con le cose che hanno funzionato: foto, scritti, elenco di cose positive, così, anche nei momenti più difficili, si potrà aiutare il bambino a ritrovare la serenità.
 
Quando il bambino è agitato, ansioso e non è in grado di concentrarsi occorre essere in grado di aiutarlo a calmarsi. Per trasmettere pace si può prendere un oggetto (ad esempio una palla morbida) che il bambino può tenere in mano e manipolare o un foglio per scarabocchiare, oppure fare due passi fuori dalla classe, sempre però con la persona di riferimento accanto, che fa le stesse cose del bambino e lo guida a ritrovare la calma.
Preparare la "Scatola della calma" che contiene tutti gli strumenti necessari al bambino (scuola elementare) per rilassarsi.
Per i più grandi, invece, si potrebbe iniziare suggerendo di muovere mani e piedi come quando si suona il piano, oppure sentire una canzone con gli auricolari; muoversi (flessioni), andare a bere un bicchiere d'acqua con la cannuccia, fare un disegno dietro la schiena. Prendere foto o disegni da guardare che trasmettono pace. Fare il movimento della farfalla…
 
Consapevolezza di sé e degli altri: il linguaggio delle parti. La preparazione dura almeno una settimana. Si disegna su un foglio il corpo del bambino e lo si colora con dei vestiti come i suoi. Man mano che si parla il bambino scopre chi è e cosa gli piace. Lo si scrive su un post-it e lo si applica sul disegno (ad es. mi piace la pizza). Occorre fare questa operazione con tutte le cose che si amano e che si detestano, positive o negative. Questo lavoro prosegue con la crescita del bambino e di conseguenza anche i post-it vengono cambiati e il bambino diventa consapevole dei cambiamenti e dei miglioramenti. Questo serve a far capire al bambino come lui è fatto: c'è una parte positiva e una parte negativa. Così c'è equilibrio e non subentra la vergogna dannosa. Si possono poi mettere delle frecce in su o in giù per gli atteggiamenti che nel frattempo cambiano o che si vuole che cambino, così da far capire al bambino che può aumentare le sue qualità allenandole, come un muscolo, e lasciando indebolire i difetti: non allenandoli, proprio come un muscolo, perdono forza….
Per i più grandi, invece, si può prendere un foglio e comporre un puzzle: le tessere sono gli aspetti della personalità del ragazzo: furbo, sicuro di sé, generoso, irritante, aggressivo,…e comportarsi come nel caso precedente.
 
I restanti due temi: la "gestione dei cambiamenti" e la 'capacità di avere e mantenere le amicizie' non sono stati svolti per mancanza di tempo