CHI MI HA ABBRACCIATO I PRIMI CINQUE ANNI?
NESSUNO!

 

 

Molti adottati maggiorenni dichiarano di non sapere chi sono. Alcuni sentono l’urgenza di iniziare un viaggio della memoria alla ricerca della propria identità. Un processo lungo e doloroso, che può durare anni: un viaggio di riconciliazione con il passato, con le proprie origini, con la mamma che li ha messi al mondo.

 

In alcuni casi (si stima il 15%) questo percorso si conclude con un vero e proprio viaggio con la valigia, come racconta Siuva (Silvana), una bella ragazza di ventun anni di origine bulgara, che ha messo in rete la sua testimonianza.

http://www.youtube.com/watch?v=MMmpweIvYrw&feature=share

http://www.youtube.com/watch?v=W16iwZ9ktXo&feature=related

 

http://www.youtube.com/watch?v=Nenhc6A-lbQ&feature=related
 

http://www.youtube.com/watch?v=yPNj7e_ZjSk&feature=related

 

 

È fondamentale per i nostri figli sapere di poter contare sul nostro sostegno; sapere che ci siamo e stiamo dalla loro parte (vedi blog giovedì 21 maggio 2009). Non dimentichiamo che questo lungo cammino è altamente destabilizzante, perché costringe ad una resa dei conti con il profondo "senso di vuoto" in cui ci si può perdere.
Noi possiamo avvicinarci al loro dolore, cercare di capire “cosa si prova dalla nostra parte” –dice Silvana- ma provarlo sulla propria pelle è tutt’altra cosa. In comune c’è la paura: la nostra, di perderli; la loro, ben più grave, di perdersi. Ma è un perdersi per ritrovarsi, per "sortir de l'état de victime pour aller vers une vie adulte authentique, mature et satisfaisante" Nancy Newton Verrier, "Renouer avec soi" libri letti insieme